UN CONVEGNO ED UN FILM D'AUTORE NEL SALONE DEL CASTELLO
Nel quadro delle manifestazioni "NARO tra emigrazione ed
immigrazione. Un progetto solidale: il soverchio industriale diamolo ai
poveri", sabato 16 luglio, nel Salone del Castello dei Chiaramonte,
recentissimamente restaurato, si terranno due importanti iniziative: un
convegno d'alto spessore e la proiezione d'un film d'autore.
Il convegno è proprio sul tema "il soverchio industriale diamolo ai
poveri" e sarà moderato dal dr. Salvatore Pezzino, presidente della consulta
diocesana per i problemi sociali.
Relatrice d'eccezione sarà proprio il sindaco di Naro, on. Maria
Grazia Brandara, che presenterà anche un progetto dell'amministrazione
comunale nell'ottica della solidarietà e della cooperazione internazionale.
La relazione del sindaco sarà introdotta dal saluto dell'assessore
comunale all'emigrazione ed immigrazione rag. Angelo Monaco e da quello del
Presidente della Provincia dott. Vincenzo Fontana.
Gli interventi previsti sono i seguenti:
- Sua Eccellenza Felix Odiane, Ambasciatore del Senegal presso la Santa Sede;
- On. Giampiero D'Alia, sottosegretario ministero interni con delega
all'emigrazione ed immigrazione;
- On.Giuseppe Drago, sottosegretario ministero esteri;
- dr. Attilio Tripodi, direttore generale dipartimento pesca-ministero
agricoltura;
- don Antonio Serina, delegato diocesano migrantes Agrigento.
A conclusione del convegno, sarà proiettato il film "Il cammino della
speranza" (copia proveniente dall'archivio di Gino Scilla), regia di Pietro
Germi, Italia, 1950 (101').
Il film racconta come la mancanza di lavoro costringa alcuni minatori
siciliani ad affrontare l'odissea del viaggio di emigrazione verso la
Francia. Ingannati da un mediatore di braccia, vengono denunciati e devono
tornare al paese, ma alcuni di loro, dopo una drammatica sosta alla stazione
di Roma, continuano il viaggio fino ad attraversare a piedi i gelidi passi
alpini. Sceneggiato da Germi con Federico Fellini e Tullio Pinelli, il film
suscitò un'accesa polemica tra chi lo accolse bene per il carattere di
realismo e chi lo accusò di veicolare l'immagine di un Sud di stracci e
miseria e più in generale di un'Italia ancora da ricostruire.
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