Città di Naro

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Cap. IV: Bellezze Naturali

La Diga San Giovanni

Foto 83 - Diga San Giovanni - gara di canottaggioLa diga San Giovanni sul fiume Naro, sorta per realizzare un serbatoio artificiale, capace di circa 17 milioni di litri d'acqua, per l'irrigazione di circa 5 mila ettari di terreno, ricadente nel comprensorio dei Comuni di Naro, Agrigento, Favara e Palma di Montechiaro, rappresenta la tendenza ad affermare condizioni per una agricoltura più moderna e redditizia.

L'invaso ha una lunghezza di m. 3.200, con una larghezza massima di m. 950 e minima di m. 220, circondato da una fascia di rispetto estesa H. 100, costituita da un rimboschimento di circa 130.000 alberi di vario genere.

L'invaso, non ancora attrezzato turisticamente, non è solo irrigazione, ma anche sport. Oltre allo sfruttamento per l'uso irriguo, infatti, è utilizzato per diverse attività sportive. È diventato, ormai, un punto di riferimento per il canottaggio nazionale ed internazionale.

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La speleologia

 

Foto 84 - interno - particolareIl territorio di Naro assume importanza non solo per alcune aree archeologiche di notevole interesse, ma anche sotto il profilo morfologico e speleologico, in quanto nella sua zona vi è una importante potenzialità speleologica di gessi della Sicilia.

Infatti il Cozzo chiange la nonna, costituisce e custodisce curiosità speleologiche e naturalistiche degne di grande attenzione. In questo contesto va vista la grotta denominata Labirinto dell'istrice, nel territorio di Naro.Tale grotta, è raggiungibile tramite la S.S. 410 Naro-Canicattì, fino all'altezza del Km 6, per poi immettersi in un viottolo che porta alla collina di gessi, dentro la quale si sviluppa la grotta.

E stata scoperta nel 1994 da Gianfranco Sandron, uno speleologo di origine friulana, trasferitosi a Naro da più di dieci anni.

Il nome labirinto dell'istrice deriva dalle tortuosità dei cunicoli e dalla presenza di tracce di istrice, unico essere vivente ad essere entrato nella grotta prima della sua scoperta.

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La donzella e Marcantonio

Ci sono alcune leggende legate al quartiere ebraico, che a Naro constava di una comunità di alcune centinaia di persone (circa 806), retta da sei Proti (magistrati) e con una scuola propria dove si insegnava lettere ebraiche, dedita al commercio, alla lavorazione del ferro, al prestito ad interesse e che doveva pulire, una volta al mese, le sale del castello. Una di queste leggende ci viene tramandata dal Prof. Pitruzzella: nei pressi del tratto di mura che dall'antico Duomo andava alla Porta Vecchia, nel punto indicato con la lettera B (demominato dal popolino U Pirtusiddru) nell'unita pianta topografica, esiste una grotta al di sotto del piano di terra e, vicino a questa, nel punto indicato con la lettera C, sino a pochi anni addietro si vedeva un piedistallo in muratura, con sopra una croce di legno. Fra il popolino si perpetua ancora una leggenda che, la sera prima delle nozze (a sirata) di una donzella, durante la festa propiziatoria alle nozze, si sia presentato colà, come venuto dal nulla, uno sconosciuto, vestito di nero, con un gran mantello, pure nero, dalle cui falde usciva una lunga coda, il quale appena vide la bella donzella, facendosi largo tra gli invitati, disse: Sono marcantò, piglio la sposa con presunziò! Dicendo queste parole, avvinse con le spire della coda la donzella ed attraverso un viottolo fuggendo, fra lo stupore dei presenti, entrò in una grotta nelle vicinanze ed, attraverso un cunicolo segreto, sprofondò nelle viscere della terra con la sua bella preda. A nulla valsero le ricerche dei congiunti, non era rimasta alcuna traccia della donzella e di Marcantonio, erano come svaniti nel nulla. È opinione che colà si celebrasse il culto a Persefone e che il Marcantonio non sia altro che Plutone, in latino, Ade in greco e la donzella Persefone in greco, Proserpina in latino, dea della Primavera. La croce venne messa in quel luogo a scongiuro delle divinità pagane. (cfr. Cav. dott. Giuseppe Mendola, La Siciliana, rivista di storia, Folklore ed archeologica, nr. 3 e 4 del 1928, Siracusa).

ITINERARIO TURISTICO

  • MEDIEVALE:
  1. Castello
  2. Antico Duomo Normanno
  3. Porta Vecchia
  4. Catacombe e Chiesa di Santa Caterina
  5. Palazzo Giacchetto
  • BAROCCO:
  1. Chiesa del SS. Salvatore
  2. Chiesa di S. Nicolò
  3. Chiesa di Sant'Agostino
  4. Chiesa di San Francesco
  5. Chiesa di San Calogero
  6. Palazzo Gaetani
  • MODERNO:
  1. Chiesa Madre con l'annesso Collegio dei Gesuiti
  2. Chiesa di Santa Maria di Gesù
  3. Chiesa del Carmelo
  4. Chiesa di San Paolo
  5. Chiesa di Sant'Erasmo
  6. Chiesa Madonna del Lume
  7. Chiesa dei Cappuccini
  8. Palazzo Conte Gaetani
  • ARCHEOLOGICO:
  1. Resti della Reggia di Cocalo
  2. Il centro preistorico di Furore
  3. Il complesso catacombale paleocristiano di c.da Canale.
  • SPELEOLOGICO:
  1. La grotta dell'Istrice.

COME SI ARRIVA A NARO

  • da AGRIGENTO dalla valle dei templi, si percorre la S.S. 115 per Siracusa per circa 10 KM fino al bivio, dove a sinistra ci s'immette nella S.S. 576 che porta in poco tempo a Naro.
  • da CALTANISSETTA si percorre la strada a scorrimento veloce CL-AG, quindi si esce allo svincolo per Canicattì, da dove per la S.S.410 si arriva a Naro.
  • da PALERMO percorrendo la S.S.189 si arriva ad Agrigento, quindi prendendo la S.S.115 per Siracusa, dopo circa 10 KM sulla sinistra, al bivio, ci s'immette nella S.S.576, che porta a Naro.
  • Oppure: si percorre l'autostrada PA-CT, si esce a Caltanissetta, da dove attraverso la strada a scorrimento veloce CL-AG si arriva a Canicattì, quindi percorrendo la S.S.410 si giunge a Naro.
  • da CATANIA si percorre l'autostrada CT-PA sino a Caltanissetta, da dove seguendo la strada a scorrimento veloce CL-AG, si arriva allo svincolo per Canicattì, quindi seguendo la S.S.410 si giunge a Naro.